Buon 2012!!!!!!!

Che il nuovo anno sia pieno di amore, di buone letture e di viaggi che aprono la mente.
Che sia colorato, gentile e accogliente.
Che ci sia sempre un bicchiere di buon vino e il calore di un camino ad accogliere confidenze tra amici.
Che il mercato degli ebook prosperi, e così quello dei libri.
Che mio figlio faccia finalmente i compiti con piacere e che la serenità trionfi in famiglia.
Che il nuovo anno regali a chi sta male una sanità migliore e medici più comprensivi.
Che lo spread abbia pietà di noi, e così i politici.
Che il nuovo anno rispetti e protegga i nostri piccoli e grandi amici a quattro zampe. 
Che si consumi di meno e si apprezzi di più quello che si ha.
Che si dedichi più tempo alle persone che alle cose.
E che ognuno di noi, non importa quanto sfortunato sia stato in passato, possa realizzare almeno uno dei suoi desideri.

Buon 2012!!!!

Propositi per l'anno nuovo!

Per il vecchio anno ho ben poco da ringraziare, ma per il nuovo, come sempre, non voglio rinunciare alla sana tradizione dei buoni propositi. Che è pur sempre un modo per fare un po' d'ordine.
Allora, cominciamo.
Nel 2012 mi ripropongo di:
- diventare vegetariana. (Se solo fossi un po' più organizzata in cucina lo sarei già!!)
- passare sempre del tempo 'di qualità' con le persone che amo
- finire il libro che sto scrivendo...
- ...e cominciarne uno nuovo, ovviamente.
- fare ordine sulla scrivania del mio computer!!!
- avere sempre del tempo - anche poco - che sia solo per me e...
- ...(conseguenza del punto precedente) iscrivermi a un corso di yoga
- semplificare. La vita, la casa, gli acquisti, le relazioni... Ho scoperto che semplificare è anche scegliere
- prendermela di meno - molto di meno - per tutto ciò che non influisce sul movimento dell'universo o sul corso della mia esistenza (gran parte delle cose che in genere ti rovinano le giornate!)

Sono sicura che con il passare dei giorni, mi verranno in mente altri propositi e mi rimprovererò per non averli scritti.
Tanti argomenti importanti non sono - volutamente - in questo elenco. I grandi principi o lo sguardo che ho sul mondo fanno parte di me, negli anni vecchi come in quelli nuovi.
E voi?
Quali sono i vostri propositi per il nuovo anno?

Buon Natale!!!!!

Ho scelto di fermarmi un attimo, nella inevitabile frenesia di questi giorni, per pensare agli auguri di Natale che farò o che altrimenti non avrei modo di fare.
Allora...
Ai miei lettori e all'incoraggiamento che danno alla mia insana ossessione di vivere scrivendo parole e immaginando esistenze diverse dalla mia. A quelli di loro, che non conosco, che hanno avuto la cortesia di scrivere parole carine sul mio libro dopo averlo acquistato... Grazie! Mi sorprende ancora che qualcuno perda qualche minuto del suo tempo per questo.
A chi legge questo blog e a chi mi segue su Facebook o su Twitter. Sono una neofita di queste 'diavolerie moderne' ma sto imparando ad apprezzarne il lato migliore.
A mio figlio - l'ho scritto nella dedica del mio libro - “faro che rende sicura la rotta in quiete o nel mare in tempesta”
Ai miei gatti, che mi ricordano ogni giorno come sia più facile amare gli animali che gli esseri umani.
A Susan Bley, protagonista del mio nuovo romanzo, che anima i miei buoni propositi giornalieri. La invoco ogni giorno perché mi aiuti a scrivere la parola 'fine' di questa nuova storia.
Alla mia famiglia. Siete la cosa più importante che ci sia!!!  
Alle mie amiche, con le quali spero di condividere tante ore del tè o dell'aperitivo piene di chiacchiere.
A mia madre, qualunque stella luminosa ora sia, per avermi permesso di essere quello che sono e per continuare ad animare i miei buoni propositi.

A tutti voi, Auguri di Buon Natale!!!

And the winner is...

È con un po' di emozione che stamattina mi sono apprestata all'estrazione finale del primo Ebook Giveaway della mia vita. Cercando di fare le cose per bene, ho preso l'elenco dei vostri nomi, in rigoroso ordine di arrivo tra quanti hanno lasciato commenti sul blog o su Facebook, fino all'ultima new entry di ieri sera. Sono quindi andata sul sito Random.org, ho inserito i nickname dei partecipanti e quello scelto dal cervellone è stato, a sorpresa, proprio l'ultimo MI PIACE arrivato niente di meno che da San Diego. Non mi resta allora che annunciare il nome del vincitore.
Rullo di tamburi... And the winner is... Italiano with Jodina!!
Non mi resta che mettermi in contatto con Jodina per spedirle via mail il file dell'ebook con i miei auguri di Buon Natale.
  
          Grazie a tutti per aver partecipato!!!

Memo: Ebook giveaway!

Un nuovo post per ricordarvi che mercoledì prossimo sarà estratto un vincitore tra quanti avranno partecipato a questo Ebook Giveaway. Qualcuno è già in lista, ma c'è ancora un po' di tempo, quindi datevi da fare.
Partecipare è semplice: basta lasciare un commento a questo post o al precedente sull'ebook giveaway, oppure cliccare MI PIACE sulla mia pagina Facebook o condividere, sempre su Facebook, il post del giveaway o ancora diventare Follower su Twitter. Scegliete il modo che più vi piace ma segnalate la vostra partecipazione al giveaway.
Al vincitore sarà inviato via mail l'ebook Prima di dire addio con auguri natalizi ed eventuale dedica personalizzata.
Un buon modo di passare il Natale in vostra compagnia.

Ebook. Quale il prezzo giusto?

Ora che il Kindle Store di Amazon è sbarcato anche in Italia, ho pensato di approfittare dell'occasione e negli ultimi giorni ho fatto una passeggiata virtuale nelle librerie online per vedere a che punto siamo con il prezzo degli ebook.
Un punto ancora un po' confuso, a dire il vero.
Dal gratuito (soprattutto vecchi titoli ormai liberi dai diritti d'autore), si arriva a cifre che possono aggirarsi anche intorno ai 13/14 euro, o comunque poco meno della versione cartacea.
Troppo. Non pensate anche voi?
Per come la vedo io, un ebook non dovrebbe costare più di cinque/sei euro. Tanto per tornare a un'economia reale. Meno spese di produzione, prezzo più basso.
Ricordate il precedente post? Dieci dollari. O quanto vi potete permettere 
In tempi di crisi, piccoli segnali, ognuno il proprio.

Ebook giveaway!!

È con un po' di emozione che mi appresto ad invitarvi al mio primo Ebook Giveaway. L'ebook in questione è “Prima di dire addio”, con tanto di dedica natalizia. 
Qualcuno di voi magari ha già cominciato a leggere il romanzo nel Reading Time del mercoledì. Ecco, questa è un'ottima occasione per immergervi completamente nella lettura e conoscere il finale dell'avventura di Nora Cooper.
Essendo una neofita nel campo dei Giveaway (ma vi prometto anche per il futuro nuove sorprese), ho cercato di informarmi con chi ha più esperienza di me e di fare le cose per bene.
Allora... Cosa dovete fare per partecipare?
Semplicissimo! Avete varie opzioni. Potete sceglierne una o, se volete avere più possibilità, usarle tutte insieme.
  • Potete iscrivervi via mail a questo blog e segnalarlo nello spazio dei commenti, qui sotto
  • Se avete facebook diventate fan della pagina (cliccate qui)
  • Lasciate un vostro commento sul blog dicendomi cosa vi ha incuriosito della trama del libro e vi ha spinto a partecipare
  • Lasciate un commento sulla mia pagina Facebook
  • Condividete su Facebook la notizia del giveaway con i vostri amici (e segnalatemelo su Facebook o sul blog, mi raccomando)
  • Diventate Follower su Twitter (clicca qui). Anche qui non dimenticate di segnalarlo con messaggio, commento sul blog o su Facebook, come volete. Purché io abbia la possibilità di stilare un elenco preciso dei partecipanti e di segnare più partecipazioni della stessa persona.
E ricordate, ognuna di queste opzioni vi dà diritto a una possibilità di partecipare all'estrazione. Quindi, più opzioni, più possibilità di vincere!

Il giveaway avrà termine mercoledì 21 dicembre.
Per fare le cose per bene, il vincitore verrà estratto attraverso il sito Random.org e il risultato dell'estrazione verrà pubblicato giovedì 22 sul blog. Se siete il vincitore, mi raccomando, fate in modo di farmi avere la vostra mail o quella della persona a cui volete regalare l'ebook!
Se entro una settimana il vincitore non si metterà in contatto con me,  farò una nuova estrazione.
Il file dell'ebook vi verrà inviato tramite posta e dal vostro computer potrete scaricarlo sul vostro ereader (o tenerlo sul computer se avete il programma di lettura). 
In bocca al lupo!

Domani reading time!

Questo post è solo per ricordarvi il nostro appuntamento di domani con il 'reading time' del mercoledì. Siamo arrivati al terzo capitolo. Avete conosciuto Nora Cooper, la mia protagonista, e sapete che ha appena scoperto che prima di morire suo marito aveva venduto il loro cottage di Martha's Vineyard senza dirle niente.
Nel nuovo capitolo, uno sconosciuto sorveglia la sua casa.
Ma per sapere il resto, vi aspetto domani al nostro 'reading time'.

Downshifting!

Lo ammetto. Fino a qualche settimana fa non conoscevo l'esatto significato di questa parola. Ma ora è diventata l'imperativo della mia nuova esistenza post-crisi economica.
E, come sempre succede, ho scoperto una grande virtù in questo semplificare a favore dell'ambiente, della qualità della vita e delle finanze familiari.
Ho scoperto che semplificare è riscoprire il valore delle cose.
Non sono tutte rose e fiori, lo confesso. Sono stato fino ad oggi del tipo che accumula, perché 'non si sa mai, prima o poi potrebbe servire', e lo stesso fanno mio marito e mio figlio.
Così, semplificare il caos non è facile, ma sento di averne bisogno per non perdere di vista ciò che è veramente importante.
Le grandi perdite insegnano. E io quest'anno ne ho subita una grandissima. Non sono la stessa persona di sette o otto mesi fa, non posso esserlo. E allora mi sono proposta di mettere ordine nella mia vita, e di semplificare.
Di ogni cosa che posseggo o che voglio comprare sto imparando a chiedermi. Mi serve veramente? È davvero importante per me? Quale prezzo qualcuno paga (in termini di lavoro, di inquinamento o altro) perché io la abbia?
Nessun periodo migliore per queste riflessioni delle prossime festività natalizie. Non sono granché in vena di festeggiare, ma ho un bambino in casa e ricordo quanto mia madre si sia data da fare per rendere i miei Natali sempre speciali, quando ero piccola. Così non mi tirerò indietro. Ma cercherò di fare diversamente.
Ho detto abbastanza spesso che sono convinta che il caso non esista e che anche le situazioni più buie e difficoltose prima o poi rivelino un loro significato.
Ecco. Credo che sia questo il significato della impressionante crisi economica che ci è piombata addosso. Imparare a ridefinirci. Riscoprire il giusto valore delle cose, lasciare più tempo per sé e per le persone che amiamo, rendersi conto che c'è sempre qualcuno che paga un prezzo per il nostro consumismo sfrenato, l'ambiente il più delle volte.
Non sto predicando una semplicità francescana. Non sono il tipo. Ma comincio a corteggiare questo verbo: semplificare... Ha un bel suono. Non credete anche voi?
Meno cose, allora, per riscoprire il significato unico di ognuna di loro.

Thanksgiving Day!

Dopo aver fatto gli auguri di buon Thanksgiving Day a qualche amico americano, mi è venuto da pensare che non è affatto una cattiva abitudine fermarsi ogni tanto a riflettere su chi ci piacerebbe ringraziare, o per cosa. Allora mi sono decisa a buttare giù un piccolo elenco, semiserio e assolutamente incompleto, dei miei personali ringraziamenti.
Cominciamo.

- Sono grata a mio figlio, che ogni giorno mi ricorda quanto le mie risorse fisiche e mentali siano limitate.

- Sono grata a Nora Cooper, che ha deciso di tornare nel nuovo libro che sto scrivendo. È sempre un piacere essere in compagnia di amici nei momenti di difficoltà. E una nuova storia è piena di strade impervie.

- Sono grata alla mia avventatezza, che mi ha permesso di avventurarmi nel self-publishing, nei social networks e persino in questo blog.

- Sono grata ai miei gatti, che mi ridanno fiducia negli esseri umani.

- Sono grata a mio fratello - che abbia o non abbia il tempo per farlo - per la sua offerta generosa di tradurre il mio libro.

- E sono grata alla mia mamma per avermi lasciato una maglietta, la sua preferita, con su scritto: “Non mi avrete mai come mi volete voi”. Cercherò di far tesoro delle sue parole e dei suoi insegnamenti.

Buon Thanksgiving Day!

“Prima di dire addio”

Come promesso, qui di seguito l'inizio del mio libro “Prima di dire addio”. Cominciamo con il prologo e a mercoledì prossimo per il seguito. Mettetevi comodi e...
... buona lettura!!






Prologo
Boston, 23 luglio
«Nora… Ci sei?»
Il detective Joe Cooper rimase qualche secondo in ascolto prima di arrendersi al silenzio che arrivava dall'altro capo del filo. Non amava le segreterie telefoniche, neanche quella di casa sua, e rimettendo in tasca il cellulare pensò che come sempre avrebbe avuto altre occasioni per salutare sua moglie.
Spense sotto la scarpa la sigaretta non ancora finita e per l'ennesima volta si ripromise di smetterla con quel vizio ormai fuori moda. Un attimo dopo entrò in banca e salutò con un cenno la guardia giurata appena uscita dall'ufficio del direttore. «Sono solo le nove e hai sentito già che caldo? Stanotte non tirava un filo d'aria.»
Rick Clancy, un omone sul metro e novanta con la faccia da bambino, gli rispose con un mezzo sorriso. «Tanto non avrei dormito lo stesso. Mio figlio sta mettendo i primi denti e ci ha tenuti svegli fino all'alba.»
«Sono sei mesi che non faccio un'intera nottata di sonno», concluse poi con una smorfia che tradiva l'orgoglio del neo-papà.
Il pensiero di Joe andò alla sua Meg. «Consolati. Arrivano a trent'anni e neanche te ne accorgi.»
Un attimo dopo il suo sguardo fu attratto dall'impiegata dell'unico sportello in quel momento aperto. Rose gli sembrava che si chiamasse.
Nonostante il trucco fin troppo marcato, Rose era pallida da far paura e fissava il vuoto senza alcuna espressione.
Sembrava aver smesso persino di respirare.
Lo sguardo di Joe si spostò sui due clienti di turno al suo sportello. Anche se poteva vederli solo di spalle pensò che era strano che indossassero cappelli di lana con il caldo di quei giorni.
«Ehi… ma quelli…» Ora anche Rick Clancy si era accorto dei due tipi e della strana espressione di Rose.
Joe lo bloccò con un cenno della mano e si guardò intorno. Il direttore doveva essere nel suo ufficio, considerò. Oltre ai due uomini di spalle, a Rose, a lui e alla guardia giurata, nella banca c’era solo una signora bionda alle prese con un bambino sui tre anni che si lamentava perché non voleva saperne di starsene fermo ad aspettare.
Joe fece appena in tempo a pensare che avrebbe dovuto allontanarli da lì con una scusa qualsiasi quando i due uomini davanti a Rose si voltarono.
Come temeva erano armati.
E quelli che gli erano sembrati cappelli erano in realtà passamontagna che lasciavano loro scoperti solo gli occhi.
A quel punto non era più il solo, in banca, ad essersi reso conto di trovarsi nel bel mezzo di una rapina.
«Oh mio Dio…!»
Il grido si bloccò nella gola della signora bionda, perché pronto uno dei due rapinatori, il più robusto, puntò la pistola sul bambino per dissuaderla dal fare qualsiasi stupidaggine.
Un attimo dopo gli occhi di quello stesso rapinatore si spostarono su Joe, che ebbe subito la sensazione di aver già incontrato quello sguardo.
Ma dove…?
Il detective Joe Cooper respirò a fondo. Dopo una vita passata in polizia, sapeva che situazioni come quella erano complesse partite a scacchi in cui era indispensabile mantenere i nervi saldi. Fece un nuovo, profondo, respiro e si impose di isolare nella mente ogni singolo pensiero, sicuro che questo lo avrebbe aiutato a controllare le sue emozioni.
Osservare e riflettere. Per il momento era tutto quello che doveva fare.
Basta che nessuno perda la testa, si augurò.
Un attimo dopo avvertì un impercettibile movimento al suo fianco e si accorse che Rick Clancy, un passo dietro a lui, stava facendo lentamente scivolare la mano verso la pistola. I muscoli del viso tesi, qualche goccia di sudore che gli scendeva giù dalle tempie.
Joe cercò lo sguardo della guardia giurata e con un leggero cenno della testa lo invitò a lasciare l'arma dov’era.
La donna e il bambino erano troppo vicini ai rapinatori. Rose stava già mettendo i soldi in una borsa. Dovevano lasciare uscire quei balordi dalla banca, poi avrebbero provato a chiamare rinforzi e se possibile a inseguirli.
In quel silenzio carico di tensione, Rick Clancy sembrò comprendere e lasciò la pistola al suo posto.
Joe annuì appena, soddisfatto. Ora non restava che aspettare, cercando di rimanere tranquilli e di non fare innervosire i rapinatori.
L’attesa durò in realtà solo pochi secondi, tre o forse quattro. Poi nella banca risuonò il primo colpo di pistola e Joe scivolò a terra con un dolore acuto che gli bruciava nel petto.
Cos'era successo? Perché all'improvviso quel rapinatore gli aveva sparato? Avevano già i soldi, non dovevano far altro che andarsene, e invece…
Mentre i rumori intorno a lui si facevano ovattati e i contorni delle immagini si sfocavano, Joe percepì una presenza accanto a sé. Muovere la testa gli costò uno sforzo immenso, ma quando lo fece incontrò lo sguardo gelido del rapinatore che gli aveva sparato ed ebbe di nuovo la stessa sensazione.
Quegli occhi…
Un attimo dopo nella banca esplose un nuovo colpo di pistola e anche la guardia giurata cadde a terra. Joe ne intravide il corpo scomposto a pochi passi da lui.
Rick era ancora solo un ragazzo, di certo era spaventato, pensò. Avrebbe voluto rassicurarlo ma ogni movimento gli risultava impossibile.
Probabilmente Steve, che lo aspettava al distretto, si sarebbe presto insospettito per il suo ritardo. E Nora… se avesse saputo si sarebbe così spaventata.
Ma perché era tutto precipitato?
Incapace di concentrarsi, Joe pensò ancora alla guardia giurata e alla giovane moglie che lo avrebbe aspettato inutilmente a casa, ai suoi nipotini, che si erano fatti promettere di passare insieme qualche giorno al mare, a Nora, che si aspettava di rivederlo come sempre il fine settimana e alla quale quella mattina non era riuscito a dare il buongiorno…
Poi tutto si offuscò e in quel buio nero e profondo l’unica cosa che riuscì ancora a chiedersi fu: Perché?

I mercoledì di “Prima di dire addio”

Ok. L'avevo promesso nel precedente post e domani si comincia con il primo capitolo! Poi tutti gli altri, sempre di mercoledi, su questo blog. Dedicato a chi ama le storie pubblicate a puntate come si faceva una volta, a chi è stufo di comprare libri che non riesce a finire, a chi è solo curioso. Per entrare in atmosfera, qui in alto potrete trovare un breve riassunto di “Prima di dire addio“...
Buona lettura!



 

“Dieci dollari o quanto vi potete permettere“. Nuove riflessioni

Dopo qualche giorno torno al precedente post (Dieci dollari o quanto vi potete permettere). L'avevo concluso dicendo che avrei riflettuto su altri modi per dare il mio personale, anche se piccolo, contributo alla crisi incombente.
In fondo anche a me piacerebbe incontrare vari cartelli come quello dei “Dieci dollari o...“ nella mia vita di tutti i giorni. Andando a fare la spesa, dovendo scegliere un'attività sportiva per mio figlio, a qualche concerto (avete idea di che prezzi?!?), al cinema, in libreria, o nella scuola di Yoga dove vorrei iscrivermi.
E visto che le cose che possiamo cambiare più facilmente sono quelle che riguardano noi, questi sono i risultati delle mie riflessioni.
Almeno due le possibili iniziative.
La prima sarà quella di provare a stabilire dei giorni - che comunicherò su questo blog, ma anche su Facebook e Twitter - in cui il prezzo del mio ebook sarà ribassato ulteriormente. Una cosa tipo Saldi di stagione, insomma. Magari in vista dei prossimi regali natalizi, che sono un pensiero per tutti noi. (Stay tuned!)
La seconda, più risoluta, sarà quella di pubblicare gratis su questo blog, ogni mercoledì, dalla prossima settimana in poi, un capitolo del mio libro.  Uno per volta, fino all'ultimo.
Non mi arricchirò con il mio ebook, ma non finirò in miseria per questo.
Concludo, come nel precedente post: Piccoli segnali, ognuno il proprio.

Dieci dollari. O quanto vi potete permettere.

Mi è rimasta impressa, e scusatemi se non ricordo dove l'ho letta, la descrizione di un cartello esposto in un centro-yoga di non so più quale cittadina americana.
Prezzo delle lezioni 10 dollari. Poi, una riga sotto: O quanto vi potete permettere.
Ecco. Trovo questo spirito geniale e generoso. Un atteggiamento propositivo verso la crisi devastante che un po' tutto il mondo sta attraversando.
Che ritornino pure in auge la Banca del tempo e lo scambio di beni e servizi. Che prenda piede quella che Diane Coyle chiama l'Economia dell'Abbastanza. Che fioriscano blog che sostengono l'arte del downshifting e del vivere bene con poco (questo ve lo consiglio: http://naturalmentefelice.blogspot.com/!)
Con lo spirito della scuola di yoga che ho citato sopra, un piccolo contributo possiamo darlo tutti. Per rendere più accessibili beni e servizi e rimettere in circolo energie.
Sicuramente c'è chi ha strumenti per fare molto di più.  Ma non io, nè molti altri come me.
Quello che faccio io è scrivere libri, e pubblicarli, e quello - poco - che posso fare è renderli più accessibili, con un prezzo più basso.
Propongo anche questa come chiave di lettura per il dibattito sempre più acceso sugli ebook.
Non credo che possano essere gratis - se non per particolari iniziative - perché anche chi fa lavori creativi come scrivere, impaginare o disegnare copertine, deve mangiare e pagare bollette. Ma sono anche convinta che non debbano superare un prezzo che si aggira tra i cinque e i sei euro. Io ho scelto per il mio un prezzo di 5 euro e 99, ma non escludo la possibilità di poterlo ritoccare ancora un po'.
Forse c'è anche qualcosa di più che è possibile fare. Questo post, nato di getto, sarà per me occasione di altre riflessioni. Ma è un modo per cominciare. 
Piccoli segnali. Ognuno il proprio.

Streghe o fatine?

Halloween è alle porte e allora mi permetto di riprovorvi un post su un argomento che 'calza' a pennello.
Tra streghe o fatine, cosa scegliereste di essere?
All'interrogativo la mia risposta è decisa: streghe for ever, senza ombra di dubbio!
Non solo per quella patina 'stucchevole' che l'immagine delle deliziose fatine immediatamente mi evoca, ma soprattutto per l'enorme sforzo di perfezione che credo richieda ricoprire un ruolo tanto impegnativo.
Mi sono simpatiche le streghe! Adoravo Samantha di 'Vita da strega' e ricordo con piacere 'Le streghe di Eastwick' che bistrattavano il povero Jack Nicholson.
Ho amato molto le streghe che popolano "La lettrice bugiarda", il primo romanzo di Brunonia Barry, e ripeto spesso anch'io, come Eva, che "Il caso non esiste".
(D'altra parte Brunonia vive a Salem. Chi meglio di lei per parlare di streghe?)
Ho amato le sue lettrici di pizzo e le sue donne dai cappelli rossi e i vestiti viola. 
E ho amato le "Donne che corrono con i lupi" di Clarissa Pinkola Estés (lo so, sono passati diversi anni da quando è stato pubblicato!), che per la loro capacità di ascoltare il cuore e di seguire l'istinto sono streghe anche loro.
In nuce un po' streghe lo siamo tutte. Ma ci ricordiamo di esserlo? Diamo spazio alle nostre percezioni, incuranti delle aspettative altrui?
Dopo anni di sforzi inutili per essere una brava fatina, lo ammetto, da qualche mese ho ripreso a studiare da strega.
Molto banalmente, vorrei essere un po' più strega quando chiedo informazioni a un dottore che non empatizza con il malato che dovrebbe curare.
Vorrei essere più strega quando un cafone mi manda a quel paese solo perché, in macchina, rispetto uno stop. 
Vorrei essere più strega quando la cortesia e l'educazione vengono scambiate per debolezza. 
Vorrei essere più strega con gli stupidi e con i 'furbetti' di turno.
E forse, liberando i miei poteri da strega, riuscirei a comprendere meglio la confusa trama dell'esistenza. 

A cavallo delle nostre scope, dunque!!!

Cinque libri che vorrei rileggere

Confesso subito che finora non ho mai riletto due volte lo stesso libro. Eternamente in affanno con il tempo che non basta mai e con sempre nuove curiosità 'libresche', non ne ho occasione e forse nemmeno la cerco.
Ma tant'è il mio masochismo, che mi è venuto in mente proprio questo come argomento per un nuovo post.
E allora?
Convinta che il caso non esista, accetto la sfida e mi appresto ad elencarvi cinque libri che vorrei rileggere.
Ad essere sincera all'inizio avevo pensato a  un elenco di dieci titoli, ma vista la mia memoria da sempre agonizzante, il numero mi ha spaventato e così ho dimezzato.
Forse a cinque posso arrivare più facilmente, mi sono detta. E i titoli sono arrivati subito da soli.
Se mai ne avrò tempo, sono sicura di voler rileggere “La Storia“ di Elsa Morante, un vero capolavoro capace di intrigare il lettore e di commuovere. E di sicuro riprenderei in mano “Galindez“ di Manuel Vazquez Montalban, niente a che fare con i suoi più famosi libri con l'investigatore privato Pepe Carvalho, ma di sicuro una storia e una scrittura intense e trascinanti. Rileggerei “Vicolo Cannery“ di Steinbeck, di cui, insieme a quello di “Galindez“, ricordo il musicale incipit.
E poi?
A questo punto scrivendo il post ho avuto qualche minuto di pausa.
Beh?, mi sono apostrofata. Anni di vagabondaggio culturale, scatoloni di volumi traslocati a fatica da una casa all'altra, per non aver voglia di rileggere più di tre titoli?
Per carità. Riprendo. E subito mi è tornato in mente “84, Charring Cross Road“ di Helen Hanff. Lettura piacevole, atmosfera calda, e un grande amore per i libri.
Tanto per dichiarare apertamente che amo le contaminazioni e detesto lo snobismo culturale, al quinto posto, provocatoriamente, ho deciso di mettere i gialli di Nancy Drew che collezionavo quando ero poco meno che adolescente. Se riuscissi a ritrovarli e potessi rileggerli funzionerebbero come le Madeleine di Proust?
Tutto sommato, la memoria mi ha aiutato più di quanto pensassi e ho completato la cinquina in un attimo.
E voi? Se decideste di rileggere qualcuno dei libri che avete già letto quale scegliereste?

Self-publishing e impaginazione

Ok, dopo infinite peripezie siete finalmente riusciti a mettere la parola 'fine' al vostro romanzo. Siete convinti (e così è) che il più è fatto. Ma a questo punto si sollevano una serie di problemi 'pratici'. Il primo dei quali è: “E per l'impaginazione?“
Ovviamente ci sono abilissimi professionisti, anche on-line, che possono risolvervi il problema.
Ma a chi abbia il vizio e il vezzo di fare da sé, consiglio gli utilissimi template di Create Space.
Con un po' di pazienza, anche i meno esperti (ci sono riuscita anch'io ed è tutto dire...) possono ottenere una discreta impaginazione.
Scegliete il formato che fa per voi e, se siete incuriositi e volete provare, questo è il vostro link:
https://www.createspace.com/Products/Book/InteriorPDF.jsp

Benvenuto autunno!

Anche se ufficialmente è con noi già da qualche giorno, solo ora mi accorgo dell'arrivo dell'autunno.
Le temperature si sono abbassate, ho tirato giù dall'armadio qualche maglione in più e il fico che vedo dalla finestra mentre sono al computer ha cominciato a perdere le foglie. Presto dovrò potare le rose che mia madre potava per me e scaldare con morbide coperte le ceste dei miei gatti.
Amo l'autunno come amo la primavera. Mi piacciono i cambiamenti che si vedono nelle piccole cose. La promessa di qualcosa che verrà.
Ho sempre considerato l'autunno come il vero inizio di un nuovo anno. Il momento in cui ci si predispone in modo diverso agli impegni di sempre, ci si ferma a fare il punto della situazione, si prepara il giardino all'inverno e si fanno nuovi propositi. Finire il libro che si sta scrivendo, per esempio, o iniziare un corso di Yoga per non permettere che gli impegni del resto della famiglia sovrastino i nostri.
Quando ancora andavo a scuola (una vita fa!), l'autunno era il momento di comprare zaini, libri e quaderni e di rimpolpare il guardaroba. Era il momento in cui ti veniva offerta l'opportunità di scegliere uno sport o qualche attività extrascolastica. Era il momento in cui speravi di ritrovare i vecchi compagni di classe (i più simpatici possibilmente), o di potertene fare di nuovi.
Ora che siamo grandi e con il freddo e il buio che arriva presto staremo tutti più a casa, consiglio di segnare questo momento di passaggio con qualcosa che ci gratifichi. Nuove penne (sono una collezionista!) o nuovi quadernini per prendere appunti, qualche pietra portafortuna sulla scrivania (io ho sempre il quarzo rosa che mi ha regalato mio figlio), per esempio. Un nuovo sport, o lo stesso di sempre, se ci fa stare meglio. E poi trovare il tempo per due chiacchiere davanti al camino con amici, caldarroste e vino rosso.
La cosa migliore sarebbe considerare anche la nostra vita come un giardino che si prepari all'inverno, per tagliare senza remore i rami ormai secchi e dare la possibilità a quelli nuovi di spuntare. Per viaggiare leggeri e non permettere a nessuno di costringerci ad essere quello che non siamo.
Benvenuto autunno!

Che fine ha fatto Nora Cooper?

La Nora Cooper in questione, per chi non lo avesse letto, è la protagonista del mio libro, uscito solo pochi mesi fa.
Anche se è un po' semplicistico raccontato così, tra una vicissitudine e l'altra, in “Prima di dire addio“ Nora scopre di avere un dono piuttosto insolito: attraverso le lettere del gioco dello Scarabeo riesce a comunicare con il marito, ucciso solo pochi mesi prima durante una rapina in banca!
Ed è anche grazie a questo aiuto 'soprannaturale' che viene a capo di un intricato mistero che coinvolge la sua casa di Martha's Vineyard.
Prima di arrivare alla parola 'fine' di questa, per me, tormentata storia, io e Nora ci siamo fatte compagnia per molti mesi. Abbiamo anche litigato, qualche volta, quando lei voleva andare in una direzione e io in un'altra. Ci siamo prese delle piacevoli pause-caffè, quando eravamo soddisfatte del lavoro svolto nella giornata. Ci siamo date il cinque, come due adolescenti felici, dopo aver digitato il tanto sospirato THE END.
Poi, per un po', ci siamo perse di vista. Lei aveva questioni in sospeso da risolvere e io avevo da scrivere una nuova storia.
Susan Bley, carriera di chef internazionale bruscamente interrotta da un incidente che la priva della vista, ha preso il posto di Nora e mi sta accompagnando in una nuova avventura.
Ma mentre cercavo di entrare in sintonia con questa nuova amica, con l'indolenza che spesso mi assale quando il puzzle della storia è ancora lontano dall'essere ricomposto, tra entusiasmi e momenti di sconforto, l'imprevedibile è accaduto.
Susan potrebbe essere la nipote di Joe, ha suggerito la mia penna...
No, no! Aspetta un attimo... Che c'entra adesso Nora? Ho già la mia protagonista.
Ma nel momento del bisogno potrebbe far comodo a Susan avere un'amica come Nora, lei è una donna accogliente, solida e... comunica con l'aldilà!
La verità è che non mi ero resa conto di avere tanta nostalgia di Nora...... Per motivi personali ho pensato spesso al suo dono, negli ultimi mesi, e l'ho invidiato molto.
Insomma, a che servirebbe un dono tanto importante come il suo - una sensibilità che le permette di entrare in contatto con una dimensione 'altra' - se non le offro la possibilità di usarlo ancora?
Ma non è così semplice. Devo trovarle il giusto spazio nel mio racconto già avviato.
E poi, cosa è accaduto a Nora nel frattempo? Ha avuto ancora contatti con Joe? È nato qualcosa tra lei e Steve? La sua parte razionale ha avuto il sopravvento ed è andata in psicanalisi per colpa dei messaggi scritti con le lettere dello Scarabeo? O ha coltivato il suo dono e ora comunicare con l'aldilà è diventato il suo pane quotidiano?
Lo so, vi ho scaricato addosso un sacco di dubbi, ma consolatevi. Non sono che la minima parte di quelli che affronto ogni giorno mentre scrivo.
Chissà, forse il condividerli mi porterà un po' di chiarezza.
Magari chi di voi ha conosciuto Nora attraverso la lettura del mio libro ha già risposte che io non ho ancora trovato.Vi va di dirmi cosa ne pensate?

Vorrei una 'casa di famiglia'...

Per carità, di questi tempi, niente di troppo pretenzioso o di snob.
Immagino una 'casa di famiglia' i cui muri possano raccontare di giochi da bambini fatti in casa nei pomeriggi troppo assolati, dei primi batticuori, delle avventure che ti lasciavano con il fiato corto e il viso arrossato...
Come le Madeleine di Proust, i luoghi riaccendono la nostra memoria.
Ricordo la cantina dei miei nonni, uno spazio buio e affascinante, con stretti cunicoli che io immaginavo infiniti e che suscitavano in me curiosità e paura. Quel posto, se mai potessi rivederlo, mi richiamerebbe di sicuro alla memoria il viso scavato di nonno Ildebrando, e la sua dolcezza.
E la casa al terzo piano della palazzina in via San Lucio mi farebbe ripensare alla foto che io e mia sorella abbiamo scattato, dal suo terrazzo, a mia madre che attraversava la strada con le buste della spesa. E ora che lei c'è più, a me rimane il sorriso che aveva in quella foto.
Abbiamo cambiato casa spesso, quando ero piccola.
Ho ricordi sbriciolati in tanti posti e ho sempre più bisogno di ritrovarli.
Così, che bella sarebbe stata una 'casa di famiglia', dove magari poter tornare a Natale o durante l'estate, per ritrovare la propria memoria e le proprie radici!
Vorrei una 'casa di famiglia' anche per mio figlio, con i ricordi delle nostre vite e di quelle delle persone a cui abbiamo voluto bene. Senza dover organizzare, come ha fatto con me mio marito quando ci siamo conosciuti, un giro della memoria.
In macchina, attraverso i paesini della Toscana, sulle tracce della sua infanzia.

Sono riuscita a convertire in epub!!!

Sarò sincera, chi già 'mastica' un po' la materia non perda tempo a leggere questo post. Non troverà niente che non sappia già, e anzi sorriderà di qualche ingenuità. Ma io, che sono un'assoluta neofita, sono orgogliosa del mio successo.

In questa frenesia che mi è presa di fare tutto da sola (self publishing, self formatting, self marketing e chi più self ha, più ne metta...), l'ultima meta che mi ero proposta era quella di convertire il mio ebook (già su Amazon in formato Mobi per il Kindle) in epub, formato indispensabile per tutti gli altri 'lettori' di libri digitali.

Premetto, sono una Mac dipendente ma uso il mio computer per scrivere e poco più. Comunque... Confusa ma testarda, ho cominciato la mia ricerca su internet per capire come e con quale programma realizzare la mia sospirata conversione in epub. Curiosando qua e là, ho scartato l'ipotesi di utilizzare l'ultimo Indesign, troppo complicato per me, ho provato con Calibre (tutti dicono che è semplicissimo, ma io non ci sono riuscita) e infine sono arrivata alla meta con Sigil, un programma secondo me ottimo e facilissimo da usare, che può essere scaricato gratuitamente su internet.

Per chi avesse intenzione di provarci, a me sono state di grande aiuto le semplici spiegazioni di questo link http://antrodelnerd.blogspot.com/2011_01_01_archive.html

Per quello che non ci ho trovato scritto, mi sono arrangiata con caparbietà, provando e riprovando.
Lo ripeto, per chi ha un minimo di esperienza questa non è che acqua calda.
Ma ora ho il mio ebook in formato epub. E se ce l'ho fatta io, possono farcela davvero tutti!

Uffa, domani si torna a scuola!!!

La scuola in questione, ovviamente, non è la mia ma quella di mio figlio.
E allora perché mi agito tanto?
Premetto che non amavo i ritmi della scuola nemmeno quando ero io a doverci andare, figurarsi gestire tempi e proteste (tante) non mie!

”Sono d'accordo con te, i bambini avrebbero bisogno di dormire di più, ma la scuola comincia alle otto e trenta...” ”certo che devi fare colazione, ma non con tutta quella cioccolata!...” ”no che non puoi finire di guardare i cartoni altrimenti arriviamo in ritardo...” ”hai ragione, non devo mettere in dubbio la tua parola, ma se ti sei già lavato i denti com'è che il tuo alitino non sa di dentifricio?...” ”vorrei tanto averti comprato un nuovo quaderno, ma perché non me lo hai chiesto ieri sera?...” ”lo so che sei stanco, ma la maestra potrebbe storcersi se manchi tutti i lunedì...”
Uno stress per chi, come me, è nato sotto il segno della tartaruga e la mattina presto ragiona poco.
Se c'è tanto da fare, e in fretta, perdo la lucidità. Tanto che, quando mio figlio era ancora piccolo (ora ha ben nove anni!!!), ricordo una volta che a forza di 'dai sbrigati' e 'dai corri' eravamo ormai sulla porta, secondo me pronti per uscire, quando lui mi ha guardato smarrito e mi ha chiesto "ma le scarpe non me le devo mettere?"

Comunque, anche quest'anno si ricomincia. Si ricomincia con l'essere sempre in ritardo su tutto, ma anche con le litigate per i compiti e le troppe chiacchiere tra mamme fuori dalla scuola. Riprendono le attività extrascolastiche, gli amichetti da invitare e le feste da presenziare.

Ma perché le vacanze sono già finite?! Fuori c'è un sole che invita a gite al mare e a chiacchiere tra amici. E finalmente capisco il vero motivo del mio malumore. Perché la vera, grande, ingiustizia, è che non sembra possibile che ancora una volta le vacanze siano già finite.
Ricordo con nostalgia la scuola che iniziava i primi di ottobre, quando il sole estivo era ormai solo un ricordo ed eri talmente stanco di non far riente che persino tornare a scuola sembrava una festa.

Già. Ma quelli erano altri tempi...

Primo Turning Point!!

Per quanto negli ultimi due mesi abbia un po' trascurato la stesura della mia nuova storia, oggi sono finalmente arrivata al Primo Turning Point!
In genere non sono una che mentre scrive tiene d'occhio la struttura, ma il Primo Turning Point è impossibile da ignorare. È il primo vero 'punto di svolta', il momento in cui il vostro protagonista, secondo Chris Vogler, passa dal Mondo Ordinario al Mondo Straordinario.
Il Primo Turning Point è l'evento che fa cambiare la storia in modo imprevedibile, il momento in cui la posta in gioco si alza.
Nella mio nuovo romanzo il Primo Turning Point è il momento in cui la mia protagonista, Susan Bley, rimasta da poco cieca a causa di un incidente d'auto, scopre che sua figlia è stata rapita.
Abbastanza comprensibile che da questo momento in poi Susan debba mettere in gioco tutte le sue carte  e affrontare le paure più recondite per riuscire a salvarla...
E questo è un altro aspetto del Primo Turning Point. Se è davvero efficace, costringe il protagonista a guardare in faccia il suo 'problema vitale', quello che - se non affrontato - non può che condurlo alla  morte (non necessariamente fisica).

E nelle vostre storie...?
Qual è il vostro Primo Turning Point? Ne siete soddisfatti?


...E dov'è il fulmine che doveva colpirmi?

Ok. Doveva succedere ed è successo. È come la prima sbucciatura quando devi imparare ad andare in bicicletta o la prima volta che scopri che qualcuno che ami ti ha tradito.
Doloroso ma inevitabile.
L'inevitabile in questione è la prima recensione negativa (di un lettore) per il mio libro. Non è giusto e non è carino entrare nel merito, ma ora campeggia solitaria sulla mia pagina di Amazon.
Non dico che non mi abbia turbata, ma nei miei incubi peggiori credevo di non poter sopravvivere a un tale evento e invece sono qua, viva e vegeta.
Lo ammetto. Sono un essere umano, debole e perfettibile, così mi dispiace che non ci sia accanto, a bilanciare il conto, almeno una delle cose carine che alcuni lettori mi hanno detto o scritto. Ma doveva accadere ed è accaduto.
Ho persino trovato il coraggio di dirlo ad alta voce e citando a memoria (quindi forse non precisamente) una battuta del film "Segreti e bugie": «Ecco fatto. L'ho detto. E dov'è il fulmine che doveva colpirmi?!?»

           Giulia Beyman

Ancora sull'autopubblicazione...

Totno sull'argomento dell'autopubblicazione e comincio con un dato di fatto. In America sono sempre di più gli autori che hanno scelto  il 'fai da te', per ottenere royalties maggiori di quelle che riuscivano a strappare ai loro editori, e per gestire in prima persona il marketing dei loro libri. A dare un'ottima mano a chi scelga questa strada, c'è la grande novità dell'e-book e l'impegno a promuovere il self-publishing di un colosso come Amazon, o di altri come Barnes&Noble, Smashword ecc. (Chi volesse approfondire l'argomento e gradisse qualche suggerimento, deve assolutamente dare un'occhiata al blog di Jack Konrath - http://jakonrath.blogspot.com/)
Quindi - sorpresa! - autopubblicazione non come ripiego ma come scelta.
In Italia in realtà il self-publishing soffre ancora di un'aura da 'sfigati'. L'idea dell'ultima spiaggia. Un po' come avveniva in America qualche anno fa.
Ma... non mi prendete per pazza... Non è molto più elettrizzante esporsi in prima persona, darsi da fare, inventare, passare notti insonni e, sì, ricevere anche qualche delusione, per qualcosa che si ama tanto?
Insisto, non come ripiego, ma come scelta. Magari una scelta da incoscienti, ma pur sempre una scelta.
Qualcuno mi ha chiesto se ho consigli da dare a chi decide di affidarsi al self-publishing. (Non all'editoria a pagamento, che è tutt'altra cosa!)
Pochi e forse banali. Prima di tutto è fondamentale convincersi che per il 'fai da te' qualche sforzo in più bisogna farlo. È un investimento che potrebbe portare frutti, oppure no, ma che non va preso sottogamba. Se non scrivete già per professione (ho accettato la sfida del self-publishing dopo aver lavorato per dieci anni come giornalista, per tre anni per una minuscola casa editrice e per altri dieci come sceneggiatrice televisiva), impegnatevi seriamente nella scrittura, cercate critici che non siano i vostri familiari, leggete leggete leggete e... dopo averlo fatto 'decantare per almeno un mese', revisionate il vostro libro fino a non poterne più.
Dopo il contenuto, curate con la stessa attenzione anche la forma. Impegnatevi per una buona impaginazione e fate attenzione ai fastidiosi refusi che sanno di sciatto (se non vi intendete di impaginazione, fatevi aiutare). Sono convintissima infine che una buona copertina sia un'ottimo biglietto da visita (per lo meno a me fa questo effetto quando vado in libreria a fare nuovi acquisti). Per la mia, ho chiesto l'aiuto di un'amica e creativa come Isabella Leoni, e non avendola progettata io posso permettermi di dire che ne sono molto soddisfatta.
Senza improvvisare un lavoro che non è il vostro, prendete informazioni e fatevi aiutare da un professionista.
A questo punto non rimane che promuovere il vostro nome e il vostro libro (come dire, c'è ancora da scalare l'Everest...), ma questo merita sicuramente un capitolo a parte.
Per quanto mi riguarda, devo ringraziare Amazon.com per la pubblicazione dell'ebook e CreateSpace per quella del libro. Non ho investito soldi ma energie, e il peggio che può capitarmi è riuscire a farmi conoscere un po' in giro. Quindi... Se la scrittura è la vostra vita, e davvero non potete fare nessun altro lavoro sulla terra, tentate. Senza leggerezza o superficialità, ma fatelo.

Con l'augurio sincero di realizzare i vostri sogni
      Giulia Beyman

Sono tornata...

Torno. Dopo un paio di mesi di lontananza,  da questo blog e dal resto.
Io, che scrivo, ho pensato che il silenzio fosse meglio di tante parole. Ho voluto macerare i pensieri e non allontanare il peso dell'assenza, che ancora si fa sentire, e forte.
Ma per quanto poco conti nell'inafferabile equilibrio cosmico, ho ricominciato a scrivere. E così sono di nuovo qui.
Mi scuso per l'assenza e, per quelli che hanno avuto la pazienza di aspettare...
...BENTROVATI!

         Giulia Beyman

Oddio sono una Vedova Nera!

Partiamo dal presupposto che non ci accorgiamo solo delle cose di cui non vogliamo accorgerci. Ma tant'è, ci sono cascata anch'io...
Avevo già scritto un discreto numero di pagine del mio secondo romanzo quando mi sono accorta che le mie due protagoniste hanno la stessa, 'piccola', caratteristica in comune: sono tutte e due appena rimaste vedove!
Bypassando i necessari scongiuri scaramantici di mio marito e la mia inspiegabile 'distrazione' da un particolare tanto evidente, mi è rimasta l'inevitabile domanda: perché senza averlo studiato a tavolino ho sentito il bisogno che anche Susan Bley dopo Nora Cooper ("Prima di dire addio") avesse appena perso il marito e fosse rimasta sola ad affrontare tutti i rischi e i pericoli che un buon mystery deve mettere sulla strada del suo protagonista?
Come ho già scritto in un precedente post, un protagonista che si rispetti deve partire da un consistente scompenso emotivo. Ma non potevo inventarne un altro a parte la vedovanza?, mi chiedo ora.
Un analista direbbe probabilmente che la mia parte femminile sta cercando di farsi spazio per scoprire nuove risorse. E intanto io che faccio con Susan Bley?
Con un po' di imbarazzo, mentre vado avanti nella storia (in alcuni momenti più spedita, in altri arrancando) continuo a dirmi che prima o poi dovrò decidermi a cambiare il 'set up' della mia protagonista e a trovare una soluzione alternativa.
Lo ammetto. Un po' mi dispiacerà, perché è così che Susan è nata nella mia testa. Ma non vorrei davvero passare per una Vedova Nera, che appena vede un marito in giro immagina (da un punto di vista letterario, ovvio) di farlo fuori!
           
                a presto
       Giulia Beyman

Festa del libro!!!

Non amo tante feste pretestuose che sembrano fatte per incentivare il consumismo e che con il tempo si allontanano dal loro significato originario, se mai l'hanno avuto.
Non festeggio la giornata degli innamorati, né quella delle donne e ahimé il più delle volte dimentico anche la festa della mamma e del papà (ora anche quella dei nonni). Credo che gli affetti e il rispetto viaggino da soli, senza aver bisogno di una giornata che li ricordi.
Ma oggi è la Festa del libro e non posso che consigliare a tutti di festeggiare concedendosi una piacevole lettura e comprando qualche nuovo libro per noi o per le persone che amiamo (anche un ebook va bene. Non sono tra quelli che pensano che i libri elettronici possano soppiantare o mettere in difficoltà quelli di carta!!).
Come per i graziosi Panda, bisogna fare il possibile per salvare i libri dall'estinzione. Allora Buona Festa del libro a tutti!

        Giulia Beyman

Storie e protagonisti... Seconda parte.

A proposito del precedente post, mi sono venuti in mente alcuni protagonisti di libri che ho particolarmente amato.
Senza che abbia grande articolazione psicologica, considero da sempre la Miss Marple di Agatha Christie un'investigatrice deliziosa. Dovrebbero essercene di più di 'vecchiette' così taglienti...
Trovo sempre commovente alle lacrime il piccolo Useppe de "La storia" della Morante. Un capolavoro!
Ricordo con piacere Muriel, giovane ricercatrice universitaria in ”Galindez” di Montalbàn, uno dei libri forse meno conosciuto ma più intenso dell'autore spagnolo.
Ho amato il mistero e la cupezza di Vida Winter, la scrittrice de ”La tredicesima storia’ di Diane Setterfield.
Che dire poi di Miss Helene Hanff e della sua passione per i libri in ”Charring Cross Road”? E della singolare investigatrice di ”Nostra signora della solitudine” di Marcela Serrano?
Ricordo ancora, anche se letto in tempi lontanissimi, il 'Doc' di ”Vicolo Cannery” di Steinbeck (a proposito, un incipit bellissimo).
Sono sicura che sto dimenticando tanti altri grandi protagonisti e che quando mi torneranno in mente mi darò della stupida per non averli citati, ma il tempo che passa mi rende più conciliante con i miei errori. Al limite, cercherò di rimediare con un nuovo post.

E voi? Quali sono i vostri protagonisti preferiti, quelli che avete particolarmente amato? E perché?
      
             A presto.
Giulia Beyman

”Prima di dire addio”

Habemus papam... Ecce homo... Mettiamola come volete, ma dopo l'ebook, finalmente anche il libro è su Amazon.com!! (nonostante qualche 'pasticcio', per fortuna risolto, dell'ultimo momento)
http://www.amazon.com/Prima-addio-Italian-Giulia-Beyman/dp/1460916042/ref=sr_1_1?ie=UTF8&s=books&qid=1304936123&sr=1-1


Giulia Beyman

Sempre sulle streghe

Ho appena trovato un nuovo titolo sull'argomento 'streghe: "Le figlie del libro perduto" di Katherine Howe. Come già Brunonia Barry, le streghe di Salem sembrano aver ispirato anche lei...
Sono incuriosita dal suo romanzo, per cui cercherò di comprarlo e leggerlo presto.
Nel frattempo, curiosa come sono, ho 'sbirciato' sul sito di Katherine. Davvero carino! Non trovate anche voi...?

Giulia Beyman

Aiuto, sono una pasticciona!!!

L'ho già detto nel precendente post: non sono un genio di nuove tecnologie! E come a conferma della mia sincera autocritica, ieri ho compiuto un nuovo misfatto. 
"Prima di dire addio", il libro che sto pubblicando con Amazon (l'e-book è già disponibile su Amazon.com e Amazon.co.uk), era ormai pronto, in dirittura di arrivo, quando il mio regale ditino ha pensato di cliccare sul pulsante sbagliato e... magìa! il lavoro di un paio di mesi si è improvvisamente dissolto nel nulla.
Non mi abbandono alla disperazione e mi sfogo con questo post solo perché ancora spero che i maghi del 'support team' di Amazon riescano con la loro bacchettina magica ad annullare lo scempio delle ultime 24 ore.
Ho seguito la progettazione della copertina (grazie alla mia amica Isabella Leoni per averla realizzata!), mi sono impegnata con l'impaginazione, ho scelto, scritto, tagliato, cercato di capire e di risolvere problemi tecnici e persino amministrativi... Ho amato farlo, ma mi è costato fatica.
Ora, vi prego, RIDATEMI IL MIO LIBRO e quella scrittina piccola piccola 'available in a few days', che mi aveva riempito di commozione!!!

Giulia Beyman

A proposito di Ebook...

Lo ammetto, non sono mai stata un talento in nuove tecnologie e social networks. Sto imparando. Dedicandoci parte del mio tempo e una buona dose di pazienza (anche se ogni tanto mi chiedo: Ho iniziato a scrivere un nuovo libro e ho una nuova protagonista, Susan Bley, che aspetta di sapere quale sarà il suo destino e io impiego un'intera mattinata per capire come usare il mio account Facebook o come far funzionare meglio un blog?)
Comunque...
Ammetto di aver capito cosa fosse un Kindle solo pochi mesi fa quando, al Women Fiction Festival di Matera, (A PROPOSITO, SALUTO TUTTO IL GRUPPO DELLE ORGANIZZATRICI!!) Elizabeth Jennings ci ha raccontato che non avrebbe saputo cosa fare senza il suo Kindle! Lei, americana, in una piccola città come Matera, con quel piccolo lettore può appagare la sua sete di libri senza alcun ostacolo.
E allora per me, lettrice accanita, feticista di libri in carta stampata, si è aperta una nuova prospettiva.
Un ebook non è solo una diavoleria moderna che pretende di soppiantare i nostri amati libri, di renderci orfani del profumo delle pagine, che conservano traccia del nostro passaggio e invecchiano con noi!!!
Un ebook è uno strumento indispensabile se sei all'estero e vuoi leggere nella tua lingua madre quello che vuoi, senza limitazioni, o se vuoi imparare una lingua nuova e non ti accontenti di una ristretta possibilità di scelta... Un ebook è di grande aiuto se vuoi viaggiare leggero e portarti dietro un'intera libreria... E poi, gli ebook fanno risparmiare carta e salvano le foreste...
Certo, e continuo a pensarlo, il libro stampato è un'altra cosa. Se un ebook mi piace, mi verrà voglia di comprare anche il libro - lo so - e lo conserverò nella mia libreria, in buona compagnia, in attesa di aver voglia di rileggerlo o di maledirmi, in occasione di un nuovo trasloco, per questa assurda passione che mi costringe ogni volta a riempire infiniti e pesantissimi scatoloni.

Giulia Beyman

Bio

Giulia Beyman vive tra Roma e la Toscana con suo marito, un figlio e le sue gatte Zoe e Zelda.
Ha cominciato a scrivere come giornalista free-lance. Dal 1998 lavora come sceneggiatrice per la televisione italiana.
”Prima di dire addio” è il suo primo romanzo mystery.

Una stanza tutta per sé

Virginia Wolf diceva che, per poter 'creare', una donna ha bisogno di autonomia economica e di "una stanza tutta per sé" (e lo diceva in un'epoca in cui l'unica stanza della casa normalmente 'riservata' a una donna era la cucina!! Un posto dove accudire gli altri più che se stessa...).

Una stanza tutta per sé è un luogo ideale, ma anche fisico. Una stanza vera e propria (quando è possibile), o una semplice scrivania, un computer, una poltrona... qualsiasi posto dove non ci siano le priorità degli altri a distrarci dalle nostre ambizioni e dai nostri desideri.

La mia “stanza tutta per me“ è una scrivania dove accumulo fogli e libri, con un computer (sono una mac-dipendente!) e un bel quarzo rosa regalo di mio figlio.

La mia 'stanza tutta per me' ora è anche questo blog. Un luogo dove raccontarmi, riflettere, fare due chiacchiere in libertà con gli amici... 


E allora, benvenuti!
Mettetevi comodi e fermatevi a prendere una tazza di caffè virtuale in mia compagnia.