Vorrei una 'casa di famiglia'...

Per carità, di questi tempi, niente di troppo pretenzioso o di snob.
Immagino una 'casa di famiglia' i cui muri possano raccontare di giochi da bambini fatti in casa nei pomeriggi troppo assolati, dei primi batticuori, delle avventure che ti lasciavano con il fiato corto e il viso arrossato...
Come le Madeleine di Proust, i luoghi riaccendono la nostra memoria.
Ricordo la cantina dei miei nonni, uno spazio buio e affascinante, con stretti cunicoli che io immaginavo infiniti e che suscitavano in me curiosità e paura. Quel posto, se mai potessi rivederlo, mi richiamerebbe di sicuro alla memoria il viso scavato di nonno Ildebrando, e la sua dolcezza.
E la casa al terzo piano della palazzina in via San Lucio mi farebbe ripensare alla foto che io e mia sorella abbiamo scattato, dal suo terrazzo, a mia madre che attraversava la strada con le buste della spesa. E ora che lei c'è più, a me rimane il sorriso che aveva in quella foto.
Abbiamo cambiato casa spesso, quando ero piccola.
Ho ricordi sbriciolati in tanti posti e ho sempre più bisogno di ritrovarli.
Così, che bella sarebbe stata una 'casa di famiglia', dove magari poter tornare a Natale o durante l'estate, per ritrovare la propria memoria e le proprie radici!
Vorrei una 'casa di famiglia' anche per mio figlio, con i ricordi delle nostre vite e di quelle delle persone a cui abbiamo voluto bene. Senza dover organizzare, come ha fatto con me mio marito quando ci siamo conosciuti, un giro della memoria.
In macchina, attraverso i paesini della Toscana, sulle tracce della sua infanzia.

Sono riuscita a convertire in epub!!!

Sarò sincera, chi già 'mastica' un po' la materia non perda tempo a leggere questo post. Non troverà niente che non sappia già, e anzi sorriderà di qualche ingenuità. Ma io, che sono un'assoluta neofita, sono orgogliosa del mio successo.

In questa frenesia che mi è presa di fare tutto da sola (self publishing, self formatting, self marketing e chi più self ha, più ne metta...), l'ultima meta che mi ero proposta era quella di convertire il mio ebook (già su Amazon in formato Mobi per il Kindle) in epub, formato indispensabile per tutti gli altri 'lettori' di libri digitali.

Premetto, sono una Mac dipendente ma uso il mio computer per scrivere e poco più. Comunque... Confusa ma testarda, ho cominciato la mia ricerca su internet per capire come e con quale programma realizzare la mia sospirata conversione in epub. Curiosando qua e là, ho scartato l'ipotesi di utilizzare l'ultimo Indesign, troppo complicato per me, ho provato con Calibre (tutti dicono che è semplicissimo, ma io non ci sono riuscita) e infine sono arrivata alla meta con Sigil, un programma secondo me ottimo e facilissimo da usare, che può essere scaricato gratuitamente su internet.

Per chi avesse intenzione di provarci, a me sono state di grande aiuto le semplici spiegazioni di questo link http://antrodelnerd.blogspot.com/2011_01_01_archive.html

Per quello che non ci ho trovato scritto, mi sono arrangiata con caparbietà, provando e riprovando.
Lo ripeto, per chi ha un minimo di esperienza questa non è che acqua calda.
Ma ora ho il mio ebook in formato epub. E se ce l'ho fatta io, possono farcela davvero tutti!

Uffa, domani si torna a scuola!!!

La scuola in questione, ovviamente, non è la mia ma quella di mio figlio.
E allora perché mi agito tanto?
Premetto che non amavo i ritmi della scuola nemmeno quando ero io a doverci andare, figurarsi gestire tempi e proteste (tante) non mie!

”Sono d'accordo con te, i bambini avrebbero bisogno di dormire di più, ma la scuola comincia alle otto e trenta...” ”certo che devi fare colazione, ma non con tutta quella cioccolata!...” ”no che non puoi finire di guardare i cartoni altrimenti arriviamo in ritardo...” ”hai ragione, non devo mettere in dubbio la tua parola, ma se ti sei già lavato i denti com'è che il tuo alitino non sa di dentifricio?...” ”vorrei tanto averti comprato un nuovo quaderno, ma perché non me lo hai chiesto ieri sera?...” ”lo so che sei stanco, ma la maestra potrebbe storcersi se manchi tutti i lunedì...”
Uno stress per chi, come me, è nato sotto il segno della tartaruga e la mattina presto ragiona poco.
Se c'è tanto da fare, e in fretta, perdo la lucidità. Tanto che, quando mio figlio era ancora piccolo (ora ha ben nove anni!!!), ricordo una volta che a forza di 'dai sbrigati' e 'dai corri' eravamo ormai sulla porta, secondo me pronti per uscire, quando lui mi ha guardato smarrito e mi ha chiesto "ma le scarpe non me le devo mettere?"

Comunque, anche quest'anno si ricomincia. Si ricomincia con l'essere sempre in ritardo su tutto, ma anche con le litigate per i compiti e le troppe chiacchiere tra mamme fuori dalla scuola. Riprendono le attività extrascolastiche, gli amichetti da invitare e le feste da presenziare.

Ma perché le vacanze sono già finite?! Fuori c'è un sole che invita a gite al mare e a chiacchiere tra amici. E finalmente capisco il vero motivo del mio malumore. Perché la vera, grande, ingiustizia, è che non sembra possibile che ancora una volta le vacanze siano già finite.
Ricordo con nostalgia la scuola che iniziava i primi di ottobre, quando il sole estivo era ormai solo un ricordo ed eri talmente stanco di non far riente che persino tornare a scuola sembrava una festa.

Già. Ma quelli erano altri tempi...