Thanksgiving Day!

Dopo aver fatto gli auguri di buon Thanksgiving Day a qualche amico americano, mi è venuto da pensare che non è affatto una cattiva abitudine fermarsi ogni tanto a riflettere su chi ci piacerebbe ringraziare, o per cosa. Allora mi sono decisa a buttare giù un piccolo elenco, semiserio e assolutamente incompleto, dei miei personali ringraziamenti.
Cominciamo.

- Sono grata a mio figlio, che ogni giorno mi ricorda quanto le mie risorse fisiche e mentali siano limitate.

- Sono grata a Nora Cooper, che ha deciso di tornare nel nuovo libro che sto scrivendo. È sempre un piacere essere in compagnia di amici nei momenti di difficoltà. E una nuova storia è piena di strade impervie.

- Sono grata alla mia avventatezza, che mi ha permesso di avventurarmi nel self-publishing, nei social networks e persino in questo blog.

- Sono grata ai miei gatti, che mi ridanno fiducia negli esseri umani.

- Sono grata a mio fratello - che abbia o non abbia il tempo per farlo - per la sua offerta generosa di tradurre il mio libro.

- E sono grata alla mia mamma per avermi lasciato una maglietta, la sua preferita, con su scritto: “Non mi avrete mai come mi volete voi”. Cercherò di far tesoro delle sue parole e dei suoi insegnamenti.

Buon Thanksgiving Day!

“Prima di dire addio”

Come promesso, qui di seguito l'inizio del mio libro “Prima di dire addio”. Cominciamo con il prologo e a mercoledì prossimo per il seguito. Mettetevi comodi e...
... buona lettura!!






Prologo
Boston, 23 luglio
«Nora… Ci sei?»
Il detective Joe Cooper rimase qualche secondo in ascolto prima di arrendersi al silenzio che arrivava dall'altro capo del filo. Non amava le segreterie telefoniche, neanche quella di casa sua, e rimettendo in tasca il cellulare pensò che come sempre avrebbe avuto altre occasioni per salutare sua moglie.
Spense sotto la scarpa la sigaretta non ancora finita e per l'ennesima volta si ripromise di smetterla con quel vizio ormai fuori moda. Un attimo dopo entrò in banca e salutò con un cenno la guardia giurata appena uscita dall'ufficio del direttore. «Sono solo le nove e hai sentito già che caldo? Stanotte non tirava un filo d'aria.»
Rick Clancy, un omone sul metro e novanta con la faccia da bambino, gli rispose con un mezzo sorriso. «Tanto non avrei dormito lo stesso. Mio figlio sta mettendo i primi denti e ci ha tenuti svegli fino all'alba.»
«Sono sei mesi che non faccio un'intera nottata di sonno», concluse poi con una smorfia che tradiva l'orgoglio del neo-papà.
Il pensiero di Joe andò alla sua Meg. «Consolati. Arrivano a trent'anni e neanche te ne accorgi.»
Un attimo dopo il suo sguardo fu attratto dall'impiegata dell'unico sportello in quel momento aperto. Rose gli sembrava che si chiamasse.
Nonostante il trucco fin troppo marcato, Rose era pallida da far paura e fissava il vuoto senza alcuna espressione.
Sembrava aver smesso persino di respirare.
Lo sguardo di Joe si spostò sui due clienti di turno al suo sportello. Anche se poteva vederli solo di spalle pensò che era strano che indossassero cappelli di lana con il caldo di quei giorni.
«Ehi… ma quelli…» Ora anche Rick Clancy si era accorto dei due tipi e della strana espressione di Rose.
Joe lo bloccò con un cenno della mano e si guardò intorno. Il direttore doveva essere nel suo ufficio, considerò. Oltre ai due uomini di spalle, a Rose, a lui e alla guardia giurata, nella banca c’era solo una signora bionda alle prese con un bambino sui tre anni che si lamentava perché non voleva saperne di starsene fermo ad aspettare.
Joe fece appena in tempo a pensare che avrebbe dovuto allontanarli da lì con una scusa qualsiasi quando i due uomini davanti a Rose si voltarono.
Come temeva erano armati.
E quelli che gli erano sembrati cappelli erano in realtà passamontagna che lasciavano loro scoperti solo gli occhi.
A quel punto non era più il solo, in banca, ad essersi reso conto di trovarsi nel bel mezzo di una rapina.
«Oh mio Dio…!»
Il grido si bloccò nella gola della signora bionda, perché pronto uno dei due rapinatori, il più robusto, puntò la pistola sul bambino per dissuaderla dal fare qualsiasi stupidaggine.
Un attimo dopo gli occhi di quello stesso rapinatore si spostarono su Joe, che ebbe subito la sensazione di aver già incontrato quello sguardo.
Ma dove…?
Il detective Joe Cooper respirò a fondo. Dopo una vita passata in polizia, sapeva che situazioni come quella erano complesse partite a scacchi in cui era indispensabile mantenere i nervi saldi. Fece un nuovo, profondo, respiro e si impose di isolare nella mente ogni singolo pensiero, sicuro che questo lo avrebbe aiutato a controllare le sue emozioni.
Osservare e riflettere. Per il momento era tutto quello che doveva fare.
Basta che nessuno perda la testa, si augurò.
Un attimo dopo avvertì un impercettibile movimento al suo fianco e si accorse che Rick Clancy, un passo dietro a lui, stava facendo lentamente scivolare la mano verso la pistola. I muscoli del viso tesi, qualche goccia di sudore che gli scendeva giù dalle tempie.
Joe cercò lo sguardo della guardia giurata e con un leggero cenno della testa lo invitò a lasciare l'arma dov’era.
La donna e il bambino erano troppo vicini ai rapinatori. Rose stava già mettendo i soldi in una borsa. Dovevano lasciare uscire quei balordi dalla banca, poi avrebbero provato a chiamare rinforzi e se possibile a inseguirli.
In quel silenzio carico di tensione, Rick Clancy sembrò comprendere e lasciò la pistola al suo posto.
Joe annuì appena, soddisfatto. Ora non restava che aspettare, cercando di rimanere tranquilli e di non fare innervosire i rapinatori.
L’attesa durò in realtà solo pochi secondi, tre o forse quattro. Poi nella banca risuonò il primo colpo di pistola e Joe scivolò a terra con un dolore acuto che gli bruciava nel petto.
Cos'era successo? Perché all'improvviso quel rapinatore gli aveva sparato? Avevano già i soldi, non dovevano far altro che andarsene, e invece…
Mentre i rumori intorno a lui si facevano ovattati e i contorni delle immagini si sfocavano, Joe percepì una presenza accanto a sé. Muovere la testa gli costò uno sforzo immenso, ma quando lo fece incontrò lo sguardo gelido del rapinatore che gli aveva sparato ed ebbe di nuovo la stessa sensazione.
Quegli occhi…
Un attimo dopo nella banca esplose un nuovo colpo di pistola e anche la guardia giurata cadde a terra. Joe ne intravide il corpo scomposto a pochi passi da lui.
Rick era ancora solo un ragazzo, di certo era spaventato, pensò. Avrebbe voluto rassicurarlo ma ogni movimento gli risultava impossibile.
Probabilmente Steve, che lo aspettava al distretto, si sarebbe presto insospettito per il suo ritardo. E Nora… se avesse saputo si sarebbe così spaventata.
Ma perché era tutto precipitato?
Incapace di concentrarsi, Joe pensò ancora alla guardia giurata e alla giovane moglie che lo avrebbe aspettato inutilmente a casa, ai suoi nipotini, che si erano fatti promettere di passare insieme qualche giorno al mare, a Nora, che si aspettava di rivederlo come sempre il fine settimana e alla quale quella mattina non era riuscito a dare il buongiorno…
Poi tutto si offuscò e in quel buio nero e profondo l’unica cosa che riuscì ancora a chiedersi fu: Perché?

I mercoledì di “Prima di dire addio”

Ok. L'avevo promesso nel precedente post e domani si comincia con il primo capitolo! Poi tutti gli altri, sempre di mercoledi, su questo blog. Dedicato a chi ama le storie pubblicate a puntate come si faceva una volta, a chi è stufo di comprare libri che non riesce a finire, a chi è solo curioso. Per entrare in atmosfera, qui in alto potrete trovare un breve riassunto di “Prima di dire addio“...
Buona lettura!



 

“Dieci dollari o quanto vi potete permettere“. Nuove riflessioni

Dopo qualche giorno torno al precedente post (Dieci dollari o quanto vi potete permettere). L'avevo concluso dicendo che avrei riflettuto su altri modi per dare il mio personale, anche se piccolo, contributo alla crisi incombente.
In fondo anche a me piacerebbe incontrare vari cartelli come quello dei “Dieci dollari o...“ nella mia vita di tutti i giorni. Andando a fare la spesa, dovendo scegliere un'attività sportiva per mio figlio, a qualche concerto (avete idea di che prezzi?!?), al cinema, in libreria, o nella scuola di Yoga dove vorrei iscrivermi.
E visto che le cose che possiamo cambiare più facilmente sono quelle che riguardano noi, questi sono i risultati delle mie riflessioni.
Almeno due le possibili iniziative.
La prima sarà quella di provare a stabilire dei giorni - che comunicherò su questo blog, ma anche su Facebook e Twitter - in cui il prezzo del mio ebook sarà ribassato ulteriormente. Una cosa tipo Saldi di stagione, insomma. Magari in vista dei prossimi regali natalizi, che sono un pensiero per tutti noi. (Stay tuned!)
La seconda, più risoluta, sarà quella di pubblicare gratis su questo blog, ogni mercoledì, dalla prossima settimana in poi, un capitolo del mio libro.  Uno per volta, fino all'ultimo.
Non mi arricchirò con il mio ebook, ma non finirò in miseria per questo.
Concludo, come nel precedente post: Piccoli segnali, ognuno il proprio.

Dieci dollari. O quanto vi potete permettere.

Mi è rimasta impressa, e scusatemi se non ricordo dove l'ho letta, la descrizione di un cartello esposto in un centro-yoga di non so più quale cittadina americana.
Prezzo delle lezioni 10 dollari. Poi, una riga sotto: O quanto vi potete permettere.
Ecco. Trovo questo spirito geniale e generoso. Un atteggiamento propositivo verso la crisi devastante che un po' tutto il mondo sta attraversando.
Che ritornino pure in auge la Banca del tempo e lo scambio di beni e servizi. Che prenda piede quella che Diane Coyle chiama l'Economia dell'Abbastanza. Che fioriscano blog che sostengono l'arte del downshifting e del vivere bene con poco (questo ve lo consiglio: http://naturalmentefelice.blogspot.com/!)
Con lo spirito della scuola di yoga che ho citato sopra, un piccolo contributo possiamo darlo tutti. Per rendere più accessibili beni e servizi e rimettere in circolo energie.
Sicuramente c'è chi ha strumenti per fare molto di più.  Ma non io, nè molti altri come me.
Quello che faccio io è scrivere libri, e pubblicarli, e quello - poco - che posso fare è renderli più accessibili, con un prezzo più basso.
Propongo anche questa come chiave di lettura per il dibattito sempre più acceso sugli ebook.
Non credo che possano essere gratis - se non per particolari iniziative - perché anche chi fa lavori creativi come scrivere, impaginare o disegnare copertine, deve mangiare e pagare bollette. Ma sono anche convinta che non debbano superare un prezzo che si aggira tra i cinque e i sei euro. Io ho scelto per il mio un prezzo di 5 euro e 99, ma non escludo la possibilità di poterlo ritoccare ancora un po'.
Forse c'è anche qualcosa di più che è possibile fare. Questo post, nato di getto, sarà per me occasione di altre riflessioni. Ma è un modo per cominciare. 
Piccoli segnali. Ognuno il proprio.