Lettori, amici virtuali e recensioni

L'ho già scritto in un mio vecchio post sul self-publishing. Provo per questo mio lavoro un entusiasmo quasi fanciullesco. Così, a dispetto delle regole non scritte del 'sano distacco' professionale, continuo a fare di tutto quello che succede nella mia vita di scrittrice una questione moooolto personale.
Così oggi vorrei approfittare di questo post per ringraziare i lettori senza volto che dopo aver letto i miei libri hanno dedicato un po' del loro tempo a scrivere la loro recensione su Amazon.
Le recensioni sono un ottimo strumento per i lettori ma - e ogni scrittore indipendente lo sa - aiutano anche i libri a farsi strada tra un'infinità di titoli e a conquistarsi qualche centimetro di visibilità.
Quelle poche righe, accompagnate da qualche stella (benedette stelle!), sono un gradito regalo per uno scrittore e uno stimolo per continuare a fare sempre meglio il proprio lavoro.
Per questo, oggi ne approfitto per ringraziare Girolama (cinque stelle!!, grazie), Danila, Lucia, Isa, Lisbeth, Paola, solo per fare qualche nome... Non ci conosciamo, ma adoooro le vostre recensioni.
E visto che ci sono, ringrazio anche chi ha lasciato commenti carini su questa pagina o su quella di Facebook (dopo un po' che non ho vostre notizie mi mancate!) e chi ha twittato dicendomi che adora Nora Cooper (Sara sto parlando di te!)...
È lavoro. E non dovrei farne una questione tanto personale. Ma si dà il caso che il mio lavoro sia 'molto personale' e che i miei libri non esisterebbero se qualcuno non li leggesse.
           Quindi... grazie! Il mio pensiero oggi è tutto per voi.

Qui ed ora!

Tutto quello che esiste veramente di noi è la vita che riusciamo a vivere e il ricordo che lasciamo. Non i nostri propositi, non i nostri desideri, i nostri soldi o le nostre ambizioni, non le cose che abbiamo accumulato, che i nostri figli dovranno regalare ai poveri quando non ci saremo più, non i sogni che non abbiamo avuto il coraggio di realizzare o le parole che non abbiamo detto... 
Resterà quel giorno che abbiamo portato i nostri bambini alle giostre anche se eravamo stanchi, oppure l'abbraccio che abbiamo dato loro quando si aspettavano uno schiaffo o una punizione. Quello che resterà di noi è qualche gesto, i sorrisi, o le lacrime, qualche parola di conforto, le cose che abbiamo fatto con passione, l'amore che abbiamo seminato o la nostra capacità di indignarci. 
Quello che davvero resterà, in fondo, è l'intensità della luce che riusciamo a tenere accesa dentro di noi e ad accendere negli altri. Perché quella luce continuerà a brillare anche quando non ci saremo più. 
Ho una nuova luce, dentro, che non è la mia. E non smetterò di ringraziare la persona che me l'ha donata.
Perciò smettiamola di macerarci nei buoni propositi o nei sensi di colpa, di perdere tempo a lamentarci sulla vita che non ci piace e che mai troviamo la forza di cambiare.
Qui ed ora, come insegnava anche il maestro di Kung-Fu a mio figlio
Perché quello che davvero conta è ora, e qui.

Matera e il Women's Fiction Festival

Va detta una cosa, prima di tutto. Il Women's Fiction Festival, un'iniziativa unica nel suo genere in Italia, creatura della spumeggiante Elizabeth Jennings e con lei di Mariateresa Cascino e di Maria Paola Romeo, ha la fortuna di svolgersi in una cornice suggestiva come la città di Matera.
Per chi non ci fosse mai stato, Matera è un posto affascinante, giovane e vivace, attento alla cultura e ricco di storia.

Matera di notte...










Il cortile dell'albergo Le Monacelle, dove si svolge il Women's Fiction Festival

Così dopo esserci stata due anni fa, con grande entusiasmo ho deciso di tornare al Women's Fiction Festival per la seconda volta. In cerca di informazioni, spunti, idee e nuove suggestioni per il mio lavoro.
È proprio al Women's Fiction Festival che per la prima volta due anni fa ho sentito parlare di editoria digitale, di self-publishing, del Kdp di Amazon e di un manipolo di scrittori americani che stavano abbandonando l'editoria tradizionale per pubblicare da soli il proprio lavoro. E mi sono così esaltata che al mio ritorno a Roma mi sono buttata a capofitto in questa nuova avventura. Avevo, da investire, il mio entusiasmo, le mie energie, la mia esperienza di anni di giornalismo e di sceneggiatura. E per quello che non sono sapevo, mi sono informata.
E ce l'ho fatta. Con un primo libro (“Prima di dire addio”) e poi con il secondo (“Luce dei miei occhi”). Tutti e due ora disponibili su Amazon.
Devo imparare ancora tante cose, lo so, e riuscire a trasformare la passione in un lavoro a tempo pieno (come dice Elizabeth Jennings, “anche gli scrittori hanno un mutuo e bollette da pagare...”). Così anche quest'anno sono tornata a Matera, avida di altre informazioni. Perché quello del Women's Fiction Festival è un ambiente internazionale, e se c'è un posto dove si può sapere cosa sta succedendo nel mondo in tema di editoria, ed editoria al femminile in particolare, è proprio Matera nei giorni del Women's Fiction Festival.
Non sono potuta rimanere per tutto il tempo che avevo progettato, ma ho avuto lo stesso modo di respirare la bella atmosfera che sempre si ritrova a Matera. Scrittrici che si scambiano idee e consigli, 'esperti' che danno informazioni utili, nuove amiche che condividono la stessa insana passione per la scrittura.
Christine Witthohn ci ha incoraggiate dicendo che «questo è un momento magnifico per essere uno scrittore. Ci sono stati molti cambiamenti e ce ne saranno molti altri. Gli scrittori, oggi, hanno occasioni impensabili in passato.» E Jane Corry ci ha parlato dell'importanza, per una scrittrice, di trovare la propria voce. Anselm Aston, di Attica Books, ha sottolineato che «la sfida oggi non è più riuscire a pubblicare un libro ma trovare i lettori che lo leggano... mettere in contatto un libro con i suoi lettori.» Mentre Elizabeth Jennings  ha sottolineato l'importanza di formare gruppi di scrittori anche in Italia, come da anni succede in America.
Non ho potuto ascoltare Beth Barany e i suoi consigli sui social media (ma mi sono rifatta con le sue dispense) e sono andata via troppo presto per seguire la conferenza sul nuovo ruolo degli agenti letterari e condividere l'esperienza da autrici indipendenti di Nina Bruhns, Mary Leo e Janet Wellington. Ma ho portato con me tante informazioni, un rinnovato entusiasmo, un'amica in più (Kim Golden, una simpaticissima scrittrice americana che vive in Svezia con la quale spero di continuare a scambiare informazioni ed esperienze) e nuovi propositi.Prendere questo lavoro sempre più sul serio, per esempio,  lavorando scrupolosamente all'organizzazione del mio tempo.
Perché tra marketing, grafica, editing, social media, non si può dimenticare che, prima di ogni altra cosa, bisogna scrivere, scrivere e ancora scrivere. Possibilmente un buon libro!