Romanzi di suspense e molteplicità dei Punti di Vista

Amo i libri gialli. Ma, nello specifico, i miei preferiti sono i romanzi di suspense: una storia, un mistero da scoprire e la tensione per qualcosa di minaccioso che sta per accadere.
Yves Reuter nel suo manuale “Il romanzo poliziesco” sottolinea che le caratteristiche principali di questo tipo di racconto sono tre:
- un pericolo virtuale minaccia un personaggio con cui ci identifichiamo;
- il pericolo è prossimo nel tempo e ben presto diviene noto;
- il lettore ne sa più di tutti gli altri personaggi.

Sull'ultimo punto Reuter scrive ancora: “Molto spesso nei romanzi di suspense il narratore, non rappresentato nel testo, è onnisciente: conosce i pensieri e i sentimenti di tutti i personaggi, può passare senza alcun limite da un luogo o da un momento all'altro.” Così, “l'elemento che più di altri caratterizza questi romanzi è il continuo cambiamento di prospettiva, che è la causa della forma frammentaria che hanno certi testi fatti di molti capitoli brevi”.

Così, mentre nella maggior parte delle storie ciò che rende credibile il racconto è l'unitarietà del Punto di Vista, e cioè della prospettiva dalla quale la storia viene raccontata, nei romanzi di suspense questa prospettiva si frammenta. Nella maggior parte dei capitoli il Punto di Vista sarà quello del protagonista (il lettore deve amarlo, identificarsi nei suoi sentimenti e temere per lui!!), ma in altri l'autore potrà inserire nuove angolazioni attraverso cui guardare la storia e suggerire nuove informazioni aumentando la suspense per il pericolo incombente.

Mi piace che i diversi Punti di Vista dei vari personaggi si intreccino e alternino, e che il lettore possa così conoscere prima del protagonista il pericolo che lo minaccia. Uso anch'io questo tipo di costruzione nei miei romanzi.
In fondo è questa la suspense. Sapere che qualcosa di terribile sta per accadere ed essere in apprensione per il nostro protagonista.


Perfetta la definizione che Alfred Hitchcock dà della suspense nella famosa intervista che Francois Truffault gli ha fatto: "La differenza tra suspence e sorpresa è molto semplice e ne parlo spesso (...) Noi stiamo parlando, c'è forse una bomba sotto questo tavolo e la nostra conversazione è molto normale, non accade niente di speciale e tutt'a un tratto: boom, l'esplosione. Il pubblico è sorpreso, ma prima che lo diventi gli è stata mostrata una scena del tutto normale, priva d'interesse. Ora veniamo alla suspence. La bomba è sotto il tavolo e il pubblico lo sa, probabilmente perché ha visto l'anarchico mentre la stava posando. Il pubblico sa che la bomba esploderà all'una e sa che è l'una meno un quarto - c'è un orologio nella stanza - : la stessa conversazione insignificante diventa tutt'a un tratto molto interessante perché il pubblico partecipa alla scena. Gli verrebbe da dire ai personaggi sullo schermo: 'Non dovreste parlare di cose banali, c'è una bomba sotto il tavolo che sta per esplodere da un momento all'altro'. Nel primo caso abbiamo offerto al pubblico quindici secondi di sorpresa al momento dell'esplosione. Nel secondo gli offriamo quindici minuti di suspence".

Non mi sembra ci siano molti romanzi di suspense con questa struttura - caratterizzata dalla molteplicità dei punti di vista - nella narrativa italiana. Ma forse sono io a non conoscerli.

Ho letto e leggo tutti i libri di Mary Higgins Clark, che credo sia una tra le migliori rappresentanti del romanzo di suspense. Ma per quanto la Higgins Clark sia un ottimo riferimento per chi voglia cimentarsi con questo genere, alcuni degli ultimissimi libri che ha scritto mi hanno messo in guardia su uno dei più grandi pericoli di questo tipo di struttura (e mi perdoni la “regina della suspense”...).
Troppi punti di vista, troppi personaggi in primo piano, possono generare distacco nel lettore. Se la macchina è e rimane solo una macchina, se i personaggi - cioè - sono solo uno strumento del plot, il rischio che il lettore non venga coinvolto emotivamente nella storia è molto forte.

Ho già detto altrove quanto consideri importanti i protagonisti delle storie (Protagonisti & Co.). Perciò, nonostante l'adozione di differenti Punti di Vista credo che questo tipo di struttura non debba dimenticare mai l'importanza di un personaggio principale forte, che convogli a sé tutte le emozioni del lettore. Accanto a lui possono esserci co-protagonisti, mentori, personaggi-ombra... Altri - ma non troppo numerosi - comprimari a cui siano legati importanti snodi della trama. Ma l'equilibrio va dosato con cura.

Chiunque scriva sa che non ci si può mai sedere sugli allori. Si sperimenta e si studia, in continuazione. Ma è solo dagli errori, nostri o degli altri, che possiamo imparare e riaggiustare il tiro.

Con l'augurio che ci sia sempre un buon libro ad attendervi sul comodino

         Ciao
            Giulia