Io, Amazon, il Biancospino e il Salone del libro di Torino

Non so quale sia la vostra paura più solida. La mia – fino a qualche giorno fa – era quella di parlare in pubblico. È facile dire “sei una scrittrice... che problemi puoi mai avere con le parole?”. Cambiate prospettiva. Qualche volta chi scrive lo fa anche per non parlare. Una strana forma di afasia. Abbiamo il nostro mondo di parole scritte e spesso ci basta.
Succede poi però che Amazon ti chiami per partecipare a ben due incontri al Salone del libro di Torino e tu – che ti spezzi i pensieri e passi ore davanti al computer per fare questo lavoro e per farlo al meglio – ti dici che non puoi permetterti di dire di no.
Stiamo parlando dei tuoi libri, dei libri che tanto ami. Non faresti questo piccolo-grande sacrificio per loro?
Il senso di colpa. Il grande motore della storia. Funziona. E ho detto sì.

Ho passato le settimane successive al mio 'sì' ad Amazon chiedendomi spaventata: “e adesso?” 
Penso che uno dei motivi per cui sono stata invitata a partecipare a questi due panel è che “Prima di dire addio”, primo libro della serie di Nora Cooper, è stato l'ebook più venduto su Amazon nel 2014.
“Non sarò in grado di rendere giustizia a questo risultato”, mi ripetevo, scettica.
Ma avevo detto di sì. E l'avevo detto in modo convinto. Come il condannato che si rassegna alla sua pena.
Arriva sempre un momento, nella vita – mai a suon di carezze – in cui senti che devi giocare il tutto per tutto e buttare il cuore oltre l'ostacolo. Altrimenti le paure diventeranno fobie.
La preparazione alla mia conversazione informale al Salone del Libro è cominciata con lunghi monologhi pronunciati ad alta voce in macchina (e nemmeno voglio immaginare cosa avranno pensato i miei 'vicini di coda', nel traffico). All'inizio mi faceva persino strano sentire la mia voce e perdevo continuamente il filo del mio discorso immaginario. Ve l'ho detto, non sono abituata. Poi mi sono resa conto che era un esercizio utile e ho continuato fino al mio arrivo in albergo a Torino.
Ma la preparazione non si è fermata qui.
Uso la medicina omeopatica e ho scoperto che il Gelsemium è il rimedio per chi ha paura di parlare in pubblico. E allora: un tubo dose una settimana prima dell'evento e un altro la sera prima.
Mia sorella mi ha regalato una pietra di turchese (che ho stretto in mano tutto il tempo). Qualche goccia di Biancospino ha fatto il resto.
Il risultato? Dal mio punto di vista soddisfacente. Non so se avrei potuto fare meglio e dire cose più intelligenti. Forse sì. Ma tutto sommato me la sono cavata e tra un incontro e l'altro la notte sono riuscita anche a dormire.

Quale è stato il mio 'elisir'? Il premio che viene dato all'eroe che ha il coraggio di affrontare il viaggio?
Ho conosciuto persone squisite con le quali spero di rimanere in contatto (vi assicuro che l'Ufficio Stampa e i Responsabili di Amazon e di CreateSpace, il team di Mirandola Comunicazione, Mia Ceran e tutte le persone che hanno partecipato con me a questo evento sono in gamba e piacevolissime). Di più: ho incontrato colleghi che conoscevo solo virtualmente e che sono persone speciali, come Luca Rossi e Wirton Arvel. Ho fatto nuovi incontri - piacevolissimi - con altri autori indipendenti. 
Riccardo Bruni, Massimo Volta, Caterina Emili, Jenny Anastan... è stata davvero una grande occasione esserci conosciuti. Non perdiamoci di vista!
Ho avuto delle bellissime interviste (questa sul Corriere.it vale la pena di essere ricordata), ho ricevuto un invito molto interessante, che non ho potuto per il momento accettare. Ma forse, chissà, in futuro...
Ho capito di non essere un abile oratore ma di potercela fare, se necessario. E questa è forse la parte migliore di tutta la storia.
Tante righe, quindi, solo per dire che quando ci mettiamo in gioco sul serio, con le nostre paure più profonde, qualcosa di buono deve per forza accadere. 

             Namasté,
                      Giulia